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BJ – Credo abbia il suono che debba avere secondo i nostri gusti e calcola che tra registrazioni e missaggio abbiamo impiegato solo 8 giorni. Quindi come capirai non c’è stata nessuna grossa elaborazione per ottenerlo, ma solo riprendere quello che è il nostro sound anche dal vivo e farlo rendere al meglio su disco, senza assolutamente snaturarlo. Ecco perché abbiamo deciso di non perderci troppo in studio e abbiamo preferito essere più diretti, puntare subito al sodo. E’ nella nostra idea sin dall’inizio e in quello che siamo realmente quando suoniamo, puntare su un suono molto grosso, potente. Ci piace creare e lavorare su dei riff, anche semplici, che costruiscano un muro sonoro, senza rifiutare melodie anche se lente e ciclopiche. A noi stessi piace essere assorbiti dalla mole di suono, da sempre, ed è naturale che i Doomraiser abbiamo preso questa caratteristica. Trovo sia stupendo assorbire chi ascolta con suoni che ti avvolgano, che ti facciano vibrare fino dentro ad ogni accordo. In un certo qual senso è il discorso che facevano i gruppi psichedelici nel passato. Cerchiamo di avvolgere noi stessi e chi ci ascolta nella nostra massa sonora sia fisicamente che emotivamente.
BJ – Benissimo, sono contento di questa domanda e che tu nel presentarmela mi abbia accennato all’aspetto più filosofico ed introspettivo. Io ritengo che a torto il DOOM sia associato ad un genere depressivo. Anzi io trovo esattamente che sia l’opposto. Ho detto io, ma non sono il solo a “sentirlo” in questa via opposta a quella che è l’impressione che può farsi un semplice ascoltatore. Noi tutti nella band siamo persone allegrissime, che amano divertirsi, fare casino, andare ai concerti e quanto più posso dirti. Basti immaginare che un nostro concerto è per noi principalmente un party, una festa in cui tutti partecipiamo, spettatori inclusi. Brindiamo e beviamo tutti assieme, parliamo intavolando discorsi più o meno importanti o scherzosi con la differenza che noi in quel momento stiamo parlando con la nostra musica, almeno nel frangente i cui stiamo tenendo il concerto. A volte, forse, il suo essere introspettivo lo ha fatto accomunare ad un genere triste, ma non lo è. E’ un genere musicale che prende molto dall’intimo di chi lo suona o lo ascolta o lo vive. Deriva dall’anima e forse nel metal ancora l’unico genere rimasto più vicino alla persona. Ti dirò di più. Io, noi band, la gente di questa grande famiglia che è il DOOM, non lo vede semplicemente come un genere musicale. E’ uno stile di vita, un modo di essere. Io lo definisco un sentimento, un modo di essere che esce naturalmente dall’interno e che può portare, per fortuna dico, ad essere più riflessivi, anche sognatori. Ad essere più veri nell’essere persona, ad essere sensibili, istintivi. Ad essere naturalmente persona. Scusami se insisto ritirando fuori nuovamente la naturalezza, ma appunto per questo vorrei dire che è normale avere momenti positivi e momenti negativi. Momenti allegri e momenti tristi. Momenti in cui si è felici e momenti in cui si è depressi, ma con sincerità bisogna non nascondersi e tanto meno nascondere nulla. Tutto fa parte della nostra esistenza ed è necessario per la nostra crescita.
BJ – Essere più bravi assolutamente no. Non lo pensiamo e con tutta sincerità secondo noi neanche lo siamo. Noi cerchiamo di fare semplicemente al meglio, e lo dico ancora, con la massima naturalezza quello che più ci piace. E’ poi ovvio che del lato musicale ci piaccia moltissimo il suonare dal vivo. Il condividere con la gente l’energia che può scaturire dalla nostra sensazione musicale. Lo scambio di energia che esiste in un concerto è una cosa stupenda, che da una forza grandissima a tutti e quando parlo di tutti in un concerto intendo sia chi suona che chi è ascoltatore, perché in quel frangente ognuno interagisce con le proprie sensazioni. Il fatto di suonare molto in giro è sicuramente dovuto alla voglia di farlo per questa motivazione. Al perché sentiamo che la musica è condivisione e non solamente lo stare solitari in uno scantinato. Un altro fattore è sicuramente dovuto alla nostra attitudine rock’n’roll, ma in fondo la musica non è proprio questo? Poi per farlo cerchiamo di muoverci in maniera molto professionale, senza farci troppe “pippe” mentali, cosa che molta gente fa. A 30 anni raggiunti ed in alcuni casi passati, pur essendo una band underground, non abbiamo per nulla paura e assolutamente nessun problema a metterci su un furgone e macinare chilometri anche per settimane intere. Ognuno ha ovviamente i suoi lavori, ma ci organizziamo anche per questo e ci coordiniamo e stai sicuro che di tempo se ne trova, anche più di quello che una persona potrebbe pensare. Bisogna non solo pensare di volerla fare una cosa, ma muoversi per farla. E poi noi ci divertiamo un casino a stare in giro assieme.
BJ – Devo contraddirti! Il mio non è assolutamente un richiamo dell’ultima ora al DOOM. Sono anni che navigo nella scena con un gruppo o con un altro. Parlando delle mie precedenti esperienze tu fai riferimento a due band di cui non fai i nomi però. Interpretando quello che tu voglia dire mi vengono alla mente subito i IV Luna, band in cui ho militato per molti molti anni, con cui ho realizzato due dischi, con cui realmente sono cresciuto e con cui ho condiviso veramente tanto e girato l’Italia da nord a sud. Cercavamo di mettere in musica tutto quello che ci passava per la mente, senza limiti, rileggendo tutto in chiave heavy, ma senza la paura di aprirci a parti pulite e sognanti per poi riportare l’ascoltatore indietro, risvegliandolo e riportandolo alla realtà. Questo ci ha portato molto ad essere accostati in fase di recensioni a gruppi della scena progressiva italiana, alla quale ci accomunava comunque tantissimo l’uso dell’italiano nei testi e che aiutava comunque il tutto ad essere più etereo, più poetico. Ora io no suono più con loro, ma il gruppo sta andando avanti, hanno infatti iniziato le registrazioni per il loro terzo album al quale io prenderò parte come guest in una brano. Parallelamente ho sempre avuto gruppi DOOM, con più o meno visibilità e qui esce fuori il secondo nome a cui tu fai forse riferimento e che contraddice quanto detto sulla diversità di ciò che suono oggi: i Loosin’o’Frequencies. Band Heavy Doom dalle tinte psichedeliche. Sicuramente, prima dei Doomraiser la mia esperienza nel genere di più rilevanza. Una grande band, un gran potenziale, un ep fuori nel 1999, un disco registrato, ma rimasto a noi e un po’ di amarezza. La band in cui ho militato più a lungo sono sicuramente i IV Luna. Quasi 15 anni, ma parallelamente ho sempre avuto una DOOO band e ho sempre detto che era la cosa più grande per un musicista come me. Con un gruppo suonavo quello che mi veniva in mente, senza limiti, portando comunque molto del mio suono, nell’altra il genere che mi piaceva, in entrambe tutto quello che volevo. La completezza assoluta. Finito il mio viaggio con i IV Luna ho semplicemente detto a me stesso che il DOOM aveva bisogno a pieno tempo di BJ ed eccoci ad oggi, in cui mi sbatto per suonare e far suonare questa musica in Italia organizzando un festival, lo Stoned Hand of Doom giunto alla quarta edizione e che sto facendo crescere con gli anni a livello internazionale. Un altro, il Thrash Your Doom che lo sta seguendo di pari passo e decine di altri concerti di band più o meno importanti del panorama internazionale e nazionale, ma soprattutto con la voglia di far capire alla gente quanto grande sia la sensazione e la famiglia del “destino oscuro”.
BJ- Tutto è partito dal nostro demo intitolato appunto “Heavy Drunken Doom”. Non era nostra intenzione coniare un nuovo stile e ne fummo ben chiari sulle note di presentazione contenute nella copertina del nostro demo, in cui dichiaravamo apertamente di non voler fare assolutamente nulla di nuovo, ma solo tributare con la nostra musica il DOOM nel senso esteso del termine. Al tempo stesso io ho sempre voluto prendere le distanze dallo stoner, che ritengo essere un enorme calderone in cui, da quando hanno cominciato ad usare questo termine per etichettare un filone, vengono inserite band dal garage, all’hard psichedelico al DOOM. Cosa che non mi è mai piaciuta ed eitchetta che ho sempre odiato pur ormai essendo entrata nelle odierne terminologie. Così, in maniera quasi ironica e scherzosa (e poi i doomster sono depressi), per dichiarare e far capire che noi eravamo semplicemente un Heavy Doom band abbiamo inserito la parola drunken, sia per rimarcare la nostra attitudine rock’n’roll, sia come storpiatura della parola stoner appunto. Come dire: ci sono le stoner doom band e allora ci possono essere anche le drunken doom band. Morale della favola, è piaciuto, ai concerti hanno cominciato a presentarci così, a nostra volta ci è piaciuto il tutto e ora cerchiamo di coniare sempre nuovi motti come “slower, harder, drunker”, “stay slow and drunk” e ne conieremo altri in futuro. E’ un po’ sempre come rimarcare la nostra attitudine. In fin dei conti i nostri concerti sono sommersi di alcol realmente. Se ci sia legame tra DOOM e alcol posso dirti che qualsiasi band con cui abbiamo condiviso il palco e la maggior parte delle persone che vediamo ai concerti sono in primis dei veri signor rockers e si, queste due cose sono andate sempre a braccetto.
BJ - Sicuramente Dave Chandler e Dave Sherman. Persone che hanno veramente la passione dentro per quello che fanno e per questo molta coerenza. Ricordo ancora un’intera giornata passata nella mia cucina insieme a Dave, altri membri dei Doomraiser e altri amici con chitarra, basso acustico e vino a suonare e cantare dagli AC/DC ai Black Sabbath ai Thin Lizzy. Se non è essere fan questo in primo luogo! Condividere il palco con loro, ancor più aver avuto la possibilità di conoscerli di persona, per me è stato oltre che un sogno che si realizzava, un’emozione ed un onore. Mi ha fatto vedere poi quanto di quello che c’è nella loro musica sia palpabile anche nelle loro persone, nel loro modo di essere. Comunque nella maggior parte delle band che ho avuto il piacere di suonare anche più volte ho riscontrato questa veridicità e coerenza con il sound ed il loro modo di essere. Come non nominare i grandi fratelli Orange Gobelin e Solace o un grande gruppo come i The Gates of Slumber. D’altronde il DOOM è un genere che suoni bene solo se lo senti, se realmente lo vivi. Anzi lo suoni perché hai quel tuo modo di vivere. Devi esserci dentro di capoccia per suonarlo altrimenti non ci riesci. Uscirebbe fuori qualcosa di freddo e in questo caso sì, noioso, senza quella che la sua energia, la sua forza, il suo feeling che lo rende così unico ed immortale.